mercoledì 19 novembre 2008

Inciucio boys

Nel Dizionario della lingua italiana di Tullio De Mauro (Paravia), alla voce inciucio si legge: "Nel linguaggio giornalistico, accordo informale fra forze politiche di ideologie contrapposte che mira alla spartizione del potere". Il primo a parlare di inciucio fu D'Alema nel 1995. " Una cosa- disse a Repubblica - m'inquieta: l'inciucione, ma glielo racconto un'altra volta". Poi, invece di raccontarlo, provò ad attuarlo, con il governo Maccanico e la Bicamerale, evitando di risolvere il conflitto d'interessi e mantenendo la promessa fatta a Berlusconi nel 1994 di non toccargli quanto aveva di più caro: le televisioni. Dopo tredici anni di acrobazie parlamentari dei nemici-amici del Cavaliere e di inciuci che hanno portato alla spartizione bipartisan della televisione pubblica, nonchè all'occupazione militare di quella privata da parte di un tale che era e, che, guarda caso, è tuttora capo del Governo, assistiamo ancora, come vittime di un incantesimo, a grottesche scene, testimoni di quella stessa, ormai ineluttabilmente radicata, tentazione al camuffare la bieca adesione alla maggioranza come un'opposizione, attraverso una manierata ipocrisia e la demonizzazione di chiunque denunci il suo doppio gioco - l'opposizione dei diversamente concordi, come l'ha definita mirabilmente Ellekappa-. La scena più recente è quella la scena quella andata in onda il 15 novembre ad Omnibus, programma d'approfondimento di La 7, poi rilanciata da Striscia la Notizia: in studio si discute sulla Vigilanza Rai con Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato, Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera e Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera. Latorre (amico dell'amico D'Alema, e quindi nemico del nemico Veltroni), si precipita in aiuto di un Bocchino palesemente in difficoltà, incapace di spiegare le ragioni per cui il Pdl pretenda di scegliere il presidente della Vigilanza: dopo aver afferrato un giornale, scrive alcune brevi note e le passa al presunto avversario. Bocchino legge, ripetendo ad alta voce: “Caro Donadi, non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando”. Soddisfatto per la ricezione del suggerimento (sbagliato, tra l'altro, in quanto, in primo luogo, Pecorella non può andare alla Consulta per svariati motivi: è un deputato, è un imputato, è l’avvocato del premier ed è autore di leggi incostituzionali-; in secondo luogo perchè spetta all'opposizione la nomina del capo della Vigilanza, come accadde ai tempi dell’Ulivo, quando il Polo indicò Storace, votato dall’Ulivo senza alcuna resistenza), il suggeritore strappa il brandello di giornale e lo accartoccia. Le motivazioni di un simile gesto sono due: la prima è che Latorre, memore del caso Unipol, abbia smesso di telefonare e si sia affidato ai più sicuri pizzini; la seconda è che anche Latorre, per quanto possa sembrare strano, può rivelarsi di una certa utilità, soprattutto nei momenti di difficoltà. Degli amici berlusconiani, però. Viene in mente, osservando episodi come questo, la frase pronunciata da Ettore Petrolini ad uno spettatore che, urlando da un palco del teatro, interrompeva continuamente un suo spettacolo: "Nun ce l'ho co' te, ce l'ho cor tuo vicino che nun te butta de sotto".
Fonti: Marco Travaglio da www.voglioscendere.it

sabato 15 novembre 2008

La libertà secondo Piero Calamandrei

La libertà è come l'aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare. Ricordatevi, ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.

Piero Calamandrei, discorso agli studenti milanesi, gennaio 1955.

venerdì 7 novembre 2008

mercoledì 5 novembre 2008

Libero arbitrio: continuando l'infinita ricerca su un blog. Considerazioni a partire da Kant.

Il contributo kantiano alla definizione del concetto di libertà porta con se qualcosa di apparentemente paradossale . La libertà, che tanto attrae il nostro pensiero suscitando metafore romantiche e idealizzanti, ci deriva da un limite.
Apparentemente può sembrare assurdo. Come possiamo essere liberi se siamo limitati?
Tutto sta nel dare un valore positivo a questo limite. Non è un limite che ci impedisce, bensì un limite all'interno del quale noi possiamo.
La Ragione, nella filosofia kantiana, è il nostro limite. Ragione anch'essa concepita in modo positivo, troppo positivo forse, ma comunque unico spazio all'interno della quale e grazie alla quale l'uomo può rendersi libero. Tutto ciò che va oltre la ragione (con la R maiuscola!) non è sostanzialmente pensabile. La fede stessa, la religione ,devono essere intesi,
per il filosofo di Königsberg, entro i limiti della sola ragione.
Venendo ai giorni nostri, c'è un concetto con cui mi piace definire la libertà e che secondo me si avvicina molto ad una visione positiva di un limite: partecipazione.
Proviamo a rovesciare la questione: si può essere liberi senza limiti?
Credo che a questa domanda Giorgio Gaber abbia risposto meglio di qualsiasi altro filosofo:
"La libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione."

lunedì 3 novembre 2008

E' satira??? No... sono fatti :-(

Le quote rosa un problema? Poche donne in parlamento e al governo? Niente paura! Meno male che Silvio c'è! Ma come fare per diventare ministro? Care ragazze non è poi così difficile. Seguite l'esempio Carfagna per compilare il vostro curriculum: andate a fare un provino a Striscia, uno dalla De Filippi, allegateci un bel calendario e il gioco è fatto!





Però dovete fare presto perché l'idea sta già venendo ad altre avvenenti donne dello spettacolo che potrebbero bruciare il vostro tentativo. Infatti Valeria Marini ha recentemente dichiarato: "Voglio studiare per diventare ministro. In fondo non mi sembra di avere niente in meno della Carfagna".



No in effetti in quanto a carrozzeria è messa bene anche lei. E allora diamo il via alla sfida. E chissà... tra un po' forse potremo vedere sugli schermi di Mediaset un "Saranno ministre" oppure in sostituzione di Veline: "Ministre". La conduzione è affidata ovviamente a Maria De Filippi. E allora donne avvenenti cosa aspettate? State ancora leggendo questo insulso post? Forza buttatevi nella mischia e provate anche voi a diventare Ministre del Governo Berlusconi! Come fare ormai lo sapete! Buona fortuna!

PS: se la date al Premier avete qualche possibilità in più.

PPS: concludiamo con un omaggio al nostro Presidente


domenica 2 novembre 2008

Ancora sul libero arbitrio! Il pensiero di Kant!


Il pensiero che voglio aggiungere alle riflessioni già fatte in precedenza è quello affascinante, almeno secondo me, di Kant, che non può mancare in una speculazione sul concetto di libero arbitrio. Lui suddivide come dovrebbe essere noto la filosofia in una parte teoretica che viene spiegata nella "Critica della ragion pura" e in una pratica espressa nella "Critica della ragion pratica". Quindi abbiamo da una parte l'ambito della conoscenza, dall'altra quello dell'azione. La facoltà conoscitiva è limitata dal fenomeno, ovvero da ciò che appare. Noi possiamo conoscere della realtà solo ciò che esperiamo individualmente, ma non ciò che la realtà effettivamente è, ovvero la famosa cosa in sé, che Kant definisce noumeno. Quindi dal punto di vista conoscitivo la filosofia kantiana è deterministica e meccanicistica, perché ci dice che possiamo conoscere una certa parte di mondo, ma non un'altra, eliminando di fatto la libertà per l'uomo. Il soggetto nella "Critica della ragion pura" non è libero perché noi non possiamo conoscere tutto. Per esempio non potremo mai sapere con certezza cosa c'è dopo la morte, oppure qual è il significato della nostra esistenza ecc. Le famose domande: chi sono? da dove vengo? dove vado? non hanno una soluzione certa in maniera assoluta. Lo stesso problema che ci stiamo ponendo del libero arbitrio non ha una risposta definitiva. Rimarrà sempre un dubbio se siamo o meno liberi. Questo da un punto di vista della facoltà conoscitiva. Se poi però dall'ambito della conoscenza passiamo a quello dell'azione le cose cambiano. E qui veniamo alla "Critica della ragion pratica". L'uomo oltre che al mondo fenomenico appartiene al regno dei fini, e quindi è libero nella scelta delle proprie azioni, nella sfera pragmatica di ciò che fa. E qui si inserisce il concetto della responsabilità. Solo un essere libero può scegliere responsabilmente le proprie azioni. Di conseguenza vengono distinti gli ambiti della natura e della libertà. Che vengono in parte riuniti, o almeno c'è il tentativo da parte di Kant di riunirli, nella "Critica del Giudizio".

venerdì 31 ottobre 2008

Dal blog "Voglio scendere"

Il no del Cainano alla preferenza per le europee ha motivazioni alte e nobili: “Voglio che in Europa vada gente altamente qualificata e, nelle commissioni, professionisti di ogni materia. Solo scegliendo noi chi va in lista, siamo sicuri di una rappresentanza che difenda i nostri interessi”. A parte qualche imprecisione nell’uso dei pronomi (“scegliendo noi” al posto di “io”) e degli aggettivi (“nostri interessi” in luogo di “miei”), resta da capire il ruolo che Al Tappone riserva, nella nostra (anzi sua) democrazia, all’elettore. Se vuole avere a Bruxelles “gente qualificata”, basta candidare gente qualificata, poi i cittadini scelgono i migliori. Invece l’ami du peuple, quello che “il popolo sovrano”, “la gente è con noi”, “abbiamo preso i voti”, “siamo al 70%”, considera gli elettori un branco di decerebrati da tener lontani dalle decisioni, sennò votano gente sbagliata. Solo lui sceglie i “professionisti”. Infatti vuole la Carfagna, nota professionista, portavoce del governo. Ma è all’Europa che riserva i pezzi più pregiati della collezione. Commissario ai Trasporti: Antonio Tajani, un ex giornalista che di trasporti s’intende perché guida l’auto e prende l’aereo. Ex commissario alla Libertà e Giustizia: Rocco Buttiglione, purtroppo rimpatriato non appena aprì bocca. Anche le eurodeputate più qualificate le ha scelte lui: Iva Zanicchi ed Elisabetta Gardini. Dovreste vederle, nell’apposita commissione “Ok il prezzo è giusto”. Due così gli elettori non le avrebbero mai scelte. Meno male che c’è lui.

di Marco Travaglio

IV CONVEGNO INTERNAZIONALE SUL DIRITTO ALL’APPRENDIMENTO


IV CONVEGNO INTERNAZIONALE SUL DIRITTO ALL’APPRENDIMENTO

Competenze e diritto all’apprendimento

Grazie al contributo e patrocinio dell'Amministrazione Provinciale di Arezzo

Grazie al contributo e collaborazione dell'Amministrazione Comunale di Arezzo

Con i patrocini di: Regione Toscana, Agenzia Nazionale per lo sviluppo dell’Autonomia Scolastica, Ufficio Scolastico Provinciale di Arezzo, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Università degli Studi di Siena, Università per Stranieri di Siena, Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre, Università degli Studi di Foggia, Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università degli Studi di Padova, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università degli Studi di Milano "Bicocca"

Venerdì 31 ottobre 2008 - Teatro Pietro Aretino

Ore 17,00 Accoglienza e registrazione partecipanti
Ore 17,30 Saluti e introduzione al Convegno: Federico Batini (presidente nazionale COFIR - Università di Perugia)
Ore 18,00
Competenze e diritto all’apprendimento: rileggendo Freire a 40 anni da “La pedagogia degli oppressi”, intervento di Alexandre Virginio (ricercatore, Università di Santiago de Compostela, SEPA, ex assessore all’Educazione del Comune di Alvorada, Brasile)
Ore 18,45 Francesco Botti e Gianni Bruschi (Scuola di Narrazioni “Arturo Bandini” di Nausika) in:
Leggere di scuola... (Blob narrativo da racconti e romanzi che raccontano la scuola)
Ore 20,30 Cena
Ore 21,30 Blob cinematografico: la scuola nel cinema, a cura di Stefano Cipriani (Cineforum2)

Sabato 01 novembre 2008 - Teatro Pietro Aretino

Ore 9,00 Saluti delle autorità: Onorevole Donella Mattesini, Senatrice Donatella Poretti, Assessore Regionale Gianfranco Simoncini, Presidente della Provincia di Arezzo Vincenzo Ceccarelli, Sindaco del Comune di Arezzo Giuseppe Fanfani, Dirigente Ufficio Scolastico Provinciale Alfonso Caruso, Assessore alla Formazione della Provincia di Arezzo Alessandra Dori, Direttrice Nuclei territoriali della Toscana e dell’Umbria dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia del MPI Sandra Landi
Ore 9,30 Introduzione alla seconda giornata: Alessio Surian (socio COFIR, Università di Padova)
Ore 9,45 Relazioni magistrali: Competenze e diritto all’apprendimento
Moacir Gadotti (direttore Istituto Paulo Freire, San Paulo, Brasile; Consiglio Internazionale del Forum Mondiale Educazione)
Peter Mayo (Università di Malta, presidente MESCE, Società Mediterranea di Educazione Comparata)
Ore 11,00 Coffee break
Ore 11,30 Tavola rotonda: Piergiorgio Reggio (Istituto Paulo Freire Italia, Università Cattolica di Milano), Cosimo Scaglioso (Università per stranieri di Siena), Aluisi Tosolini (Università Cattolica di Piacenza), Paola Brunello (Dirigente Scolastica, Presidente AISE), Ugo Virdia (ex Irre Toscana)
Moderatore: Prof. Cosimo Scaglioso
Ore 13,15 Pausa pranzo
Ore 14,30 Gruppi di lavoro

  • Competenze in prospettiva interculturale, Aluisi Tosolini
  • Verso un sistema integrato: competenze e diritti di cittadinanza, Paola Brunello
  • Competenze e certificazione, Ugo Virdia
  • Competenze e educazione degli adulti di fronte all’esclusione sociale, Piergiorgio Reggio

Ore 17,30 Report dei gruppi di lavoro, modera Federico Batini (presidente nazionale COFIR, Università di Perugia)
Ore 18,15 Conclusioni: Dialogo a cura di Alessio Surian e Alexandre Virginio

mercoledì 29 ottobre 2008

Cosa è successo veramente a Roma. La testimonianza di Curzio Maltese giornalista di Repubblica

Il Cavaliere non aspettava altro che gli scontri per poter dire agli italiani: vedete! Gli studenti che protestano sono dei violenti, degli incivili e per giunta manovrati dalla sinistra. Gli scontri sono arrivati a Roma, ma da quanto ci racconta il giornalista di "Repubblica" Curzio Maltese, presente sul luogo durante lo svolgimento dei combattimenti e dunque testimone dei fatti, sono stati provocati da un manipolo di neonazisti armati di bastoni e caschi. Fra l'altro anche a rifletterci bene, il solo pensare al fatto che fossero armati indica che la loro azione non poteva che essere premeditata. Sono arrivati sul luogo ben coscienti del fatto che vi avrebbero trovato gli studenti in protesta contro il decreto Gelmini e, armati di tutto punto, li hanno attaccati e provocati, sotto gli occhi della polizia immobile. Non aggiungo altro in quanto la testimonianza di questo video parla molto chiaramente da sola. Buona visione!


DemosAgorà spegne oggi la sua prima candelina!!! Buon compleanno!!!





DEMOSAGORA' FESTEGGIA IL SUO
PRIMO ANNO DI VITA!!!!!!!!!!

lunedì 20 ottobre 2008

ACQUA IN BOCCA - VI ABBIAMO VENDUTO L’ACQUA


di Rosaria Ruffini (Docente di teatro allo IUAV di Venezia) - 16 Ottobre 2008

Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300% Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L´acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.

da liberacittadinanza.it

Raccolta firme contro il Lodo Alfano sabato e domenica a Firenze. Ecco i risultati.


Al momento sono circa 8.800 le firme raccolte contro il lodo Alfano nella Provincia di Firenze. Anche DemosAgorà ha partecipato alla raccolta, insieme ad altri volontari di varie associazioni civili, in piazza Santo Spirito. Nel dettaglio sono state raccolte in una settimana 5.000 firme nel Comune di Firenze e 3.800 nei comuni della provincia tra cui: Sesto Fiorentino,
Scandicci, Rufina, Borgo San Lorenzo, Vicchio, Empoli, Certaldo, Campi
Bisenzio, Signa, Reggello, San Casciano e Pontassieve.
Per le persone che non sono ancora riuscite a firmare sono in programma nei prossimi giorni altri banchini nelle piazze della Provincia di Firenze. Renderemo noti sul nostro sito il calendario e le postazioni e a seguire vi terremo aggiornati anche sui risultati.

venerdì 17 ottobre 2008

Tutto il calcio minuto per minuto in un imitazione da youtube

Guradate questo video!!! E' incredibile la somiglianza e la bravura di questo imitatore!!!


mercoledì 15 ottobre 2008

La scuola nella nostra Costituzione...


Ricordiamo cosa scrissero i nostri Padri Costituenti nella Carta Costituzionale a proposito della scuola.

Art. 33.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.


Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.


Sciopero generale del 17 ottobre contro il ddl Gelmini. Pubblichiamo il comunicato stampa Cobas


SCIOPERO GENERALE

17 ottobre 2008

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

CORTEO ore 10

da PIAZZA DELLA REPUBBLICA a SAN GIOVANNI

CUB, Confederazione Cobas, SdL Intercategoriale hanno proclamato lo SCIOPERO GENERALE di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata del 17 ottobre 2008.

Lo sciopero è a sostegno della piattaforma che le tre organizzazioni sindacali di base hanno unitariamente consegnato al governo il 20 giugno scorso e che prevede:

- forti aumenti per salari e pensioni, introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi e difesa della pensione pubblica - rilancio del contratto nazionale - difesa e potenziamento dei servizi pubblici, dei beni comuni, del diritto a prestazioni sanitarie, del diritto alla casa e all'istruzione;

- abolizione delle leggi Treu e 30 - continuità del reddito e lotta alla precarietà lavorativa e sociale;

- sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali;

- lotta al razzismo che nega diritti uguali e scarica sui migranti il maggior peso sociale;

- restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare - pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori - difesa del diritto di sciopero.

La trattativa in corso tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil per svuotare il contratto nazionale di lavoro, l’affondo del governo sulle privatizzazioni, la profonda crisi salariale che vivono i lavoratori e le loro famiglie, il dilagare della precarietà, il tentativo di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso l’attacco ai lavoratori pubblici ed i tagli al personale della scuola e della sanità, il razzismo diffuso a piene mani, i rinnovati venti di guerra, ci fanno prevedere un autunno in cui il confronto tra mondo del lavoro, padronato e governo dovrà essere all’altezza della sfida mobilitando lavoratrici e lavoratori per difendere quanto sin qui acquisito con le lotte e per conquistare salario e nuovi diritti.

domenica 12 ottobre 2008

Libero arbitrio: il problema della responsabilità


Dopo il post di Socrate sulla libertà (ragazzi, sembra satira filosofica!!!) riprendo il filo del discorso proponendo una questione di cruciale importanza riguardo al libero arbitrio: la responsabiltà. Utilizzerò questo termine in diretto riferimento all'identità di una persona. Vale a dire dunque, responsabilità di ciò che si è e quindi responsabilità come quel qualcosa che rende ognuno di noi autore e soggetto della propria vita.
Altri due termini utili per comprendere questo problema saranno la "natura" e la "cultura" da intendersi la prima come un generico patrimonio genetico di una persona, e la seconda come l'insieme dei fattori ambientali e contestuali in cui ognuno di noi è immerso dalla nascita e che hanno un ruolo determinante nello sviluppo della persona stessa. Entrambi questi due fattori, è inutile negarlo, hanno una pesante influenza nel libero arbitrio di ognuno di noi, e come due argini di un fiume, stabiliscono i limiti all'interno dei quali possiamo scegliere una determinata strada al posto di un'altra.
Quante possibilità ho di finire a spacciare e consumare droga nascendo da genitori spacciatori , in un quartiere malfamato alla periferia di una grande città? Le stesse che avrei rispetto a chi nasce in una tranquilla famiglia di un paesino sperduto in mezzo a una montagna (Attenzione, è possibile diventare spacciatori anche nel secondo caso, ma rimane "statisticamente" più difficile!)? Insomma, mentre per il ragazzo del quartiere malfamato su 100 strade di fronte a lui almeno 80 portano verso la droga e solo 20 fuori, per il ragazzo di montagna questa percentuale sarà invertita. Il discorso è volutamente semplicistico, altrimenti sarebbe impossibile parlare di certe cose!
Questo è un esempio dell'influenza "culturale" sul libero arbitrio, ma anche il fattore genetico può influire. Sappiamo che ci sono persone "geneticamente" più incline all'aggressività e altre "geneticamente" più tranquille. Nessuno nasce assassino, si intende, ma di sicuro nasciamo tutti con una diversa predisposizione genetica che influirà sulle nostre scelte, senza determinarle in toto ovviamente (a parte alcuni casi in cui alcune scelte sono del tutto impedite, come nei casi di gravi disabilità motorie o intellettuali).
Nei tibunali c'è la famosa formula "incapace di intendere e di volere" che mira a deresponsabilizzare parzialmente l'individuo da una certa azione e mira quindi ad una clemenza nei suoi confronti. Perchè? Perchè si riconosce la forza di certi fattori contestuali come veri responsabili di un'azione. Se uccido perchè soffro di una grave patologia psichihca si intente che non ero completamente libero di agire. Così come se uccido per legittima difesa, vuol dire che non avevo possibilità di scegliere altrimenti.
Si ha libertà di scegliere quindi, solo quando (e/o per quanto) si è responsabili di scegliere, responsabili di scegliere tra le varie possibilità fornite dall'ambiente che ci circonda e verso le quali siamo comunque predisposti in maniera differente.

Ci sarebbero numerose altre cose da dire, ma per rendere possibile una discussione è bene che mi fermi qui!

giovedì 9 ottobre 2008

Un grande problema filosofico sul quale sollecito l'apertura di una discussione: esiste il libero arbitrio?


Dopo essere entrato più volte nel dibattito con il caro amico Look Closer, che ha molto a cuore questo tema, provo ad aprire un post sul libero arbitrio stimolato alla riflessione dalla lettura di un testo di Popper. Il problema potrebbe essere posto in questi termini innanzitutto. Introduciamo due categorie che fanno da spartiacque fra chi è a favore dell'esistenza di un libero arbitrio e chi è contro: ovvero il determinismo e l'indeterminismo. Ora poniamo un esempio concreto: prendiamo il caso di me stesso. Oggi sono un giornalista, scrivo su un quotidiano locale, mi piace leggere, ho un pensiero cattolico ecc. Tutte queste caratteristiche che ho erano determinate fin dalla mia nascita o addirittura da prima della mia nascita? Cioé la mia vita non poteva che essere questa? Nella mia famiglia nessuno è giornalista. Mio padre è ingegnere, mia madre restaura mobili antichi. Se io abbracciassi la concezione deterministica dovrei giungere alla conclusione che sono così e non potevo che essere così. Una visione quindi chiusa del mondo che non lascia spazio a possibilità e quindi a libertà. Perché a quanto sembra non sono io che decido di essere giornalista, che scelgo di essere cattolico, ma qualcun altro lo avrebbe stabilito per me. E il mio futuro non sarebbe aperto ma prestabilito. Rientrerei anche nei parametri dello storicismo, secondo il quale la storia ha delle regole, che se conosciute ci porterebbero a prevedere con un certo grado di certezza il suo sviluppo. Ovvero in altri termini prevedere ciò che accadrà domani. Aveva fatto questo la teoria marxista e allo stesso modo quella hegeliana, disegnando un sistema chiuso al di fuori del quale non si poteva uscire. Il mondo è guidato dalla dialettica e tesi e antitesi non possono che risolversi in una sintesi. Questo è il determinismo e quindi l'annullamento del libero arbitrio.
La concezione indeterministica sostiene invece che il futuro è aperto. Io sono giornalista perché ho scelto di esserlo ora, che cosa accadrà domani non lo posso sapere. Potrei addirittura perdere il mio posto di lavoro. Sarebbe determinato anche quello? Nella vita esistono diverse variabili che rendono i vari accadimenti difficilmente prevedibili. Una cosa certa è che le nostre scelte poi determinano delle conseguenze. Tutti noi ci troviamo di fronte a bivi o trivi, ci imbattiamo insomma di fronte a tante prospettive di mondi, tante vie che portano a far succedere una cosa piuttosto che un'altra. Scegliamo continuamente e scegliendo determiniamo il nostro futuro e talvolta il futuro anche delle persone che ci circondano. E' il caso per esempio dei politici. Però in molti casi non sappiamo prima cosa determinerà poi la nostra scelta. Altrimenti la vita sarebbe estremamente semplice. Se io so che agendo in un certo modo provocherò qualcosa di negativo farò di tutto per evitare quell'azione e sceglierne un'altra. Ma non sapendo cosa due diverse possibilità provocheranno, mi trovo nell'imbarazzo di dire: decido di fare così oppure scelgo di fare in quell'altro modo? Il problema del libero arbitrio non è solo teorico ma anche pragmatico perchè si riferisce oltre alla sfera del dire pure a quella del fare, dell'agire. Laddove il dire poi coincide, può coincidere con un'azione, con un fare. Un altro esempio di indeterminismo può essere dato dal fatto che una persona può oggi credere nel matrimonio e domani passando un'esperienza negativa non crederci più. E torniamo di nuovo all'imprevedibilità e all'indeterminismo.
Le religioni però hanno una versione deterministica del mondo. Ovvero dicono: Socrate è giornalista perché Dio voleva che diventasse giornalista. E se un domani verrà licenziato dal suo capo questo significherà che non era la sua strada, non era la strada che Dio aveva pensato per lui. O per spiegarci meglio, dovrà leggere quell'episodio, come un segnale di Dio che lo invita a riflettere, a pensare che forse potrebbe essere più indicato per qualcos'altro, o che comunque continuare quell'attività l'avrebbe solo fatto stare male. Insomma gli dice: è meglio per te che sia andata così. O per essere ancora più chiari, doveva andare così, perché per te era meglio che andasse così.
Intanto queste sono delle prime considerazioni, giusto per aprire il tema. Lascio la palla al balzo a chiunque voglia intervenire per proseguire e arricchire il dibattito attraverso i commenti.